Martedì, 01 Marzo 2022 15:25

Alternanza scuola-lavoro

Alternanza scuola-lavoro (o qualunque acronimo gli abbiano dato ora)

In seguito ai drammatici incidenti dell’inizio 2022 si è tornato a discutere di questa iniziativa. Come spesso accade si è diviso il tutto in due schieramenti “tutto da buttare” o “tutto perfetto”.

A me piace il bianco e nero, ma solo nell’arredamento, per tutto il resto mi piacciono i colori e mi piacciono le sfumature, le applicherei anche in questo caso.

Prima di tutto il concetto di alternanza scuola-lavoro: non lo trovo sbagliato a prescindere. Soprattutto se applicato alle ultimissime classi delle scuole superiori, trovo che respirare atmosfere adulte dia ai ragazzi una visione più completa del loro possibile futuro e di cosa c’è “fuori” dal loro mondo di studenti. Ovviamente deve essere un’attività di crescita e di evoluzione per loro. Deve essere un affacciarsi in un mondo, non possiamo in alcun modo accettare che sia lavoro non pagato o forme di sfruttamento in situazioni che magari li mettono anche in pericolo. Però non ritengo disdicevole il fatto che ragazzi di 17-18 o più anni passino delle ore del proprio percorso formativo all’interno di aziende o di enti che possano aprire le vedute di quello che potrebbe essere (o NON essere) un futuro per loro.

Questo tipo di proposta va però, secondo me, modulata e adattata sia nel numero di ore da impiegare, sia nella tipologia di esperienze da fare in base alla tipologia di scuola che lo studente ha scelto. Chi frequenta un istituto tecnico o professionale ha una preparazione e probabilmente un piano per il futuro diverso da chi frequenta i licei. Le proposte che si fanno ai diversi corsi di studio, dovrebbero essere adeguati alle discipline che vengono proposte a scuola.

Per me quindi: alternanza va bene, ma solo in quarto e quinto anno e con proposte che siano rapportabili con il percorso di studio in corso o che riguardino lo sviluppo come cittadini.

Ho avuto l’esperienza di mia figlia in alternanza. Alcuni progetti per lei sono stati entusiasmanti, soprattutto quelli legati al mondo del volontariato e/o all’ambito artistico. Lavori alla sua portata che l’hanno fatta “sentire grande”, con una responsabilità da portare avanti e una forma di valutazione per ciò che era come persona, non più per le nozioni imparate su un libro. Altri progetti sono stati fallimentari, lavori che avrebbe dovuto fare qualche giovane che si affacciava al mondo del lavoro, che avrebbero dovuto prevedere una retribuzione, magari piccola, magari con un contratto a tempo, ma che invece degli imprenditori senza troppi scrupoli, hanno preferito portare a proprio vantaggio.
Il problema però, non ricade nel progetto dell’alternanza, ma è nella sua organizzazione e all’atavico concetto della mancanza di controlli, nella confusione della burocrazia e nell’inefficienza di alcuni processi che davvero sconcertano. Tipo dover aspettare 15gg per avere una circolare pubblicata o la mancanza di comunicazione tra i responsabili dei progetti e le imprese/enti.

Devo dire che avere personale in alternanza (è lo stesso quando si ha in stage o in tirocinio), per una impresa è un impegno importante e diventa anche un costo. Se queste attività vengono ben fatte richiedono infatti che ci sia qualcuno che si dedichi allo studente e che quindi ridurrà la propria produttività lavorativa. Le imprese che fanno davvero e seriamente alternanza, offrono un servizio alla collettività intera ed è in parte una missione. Per questo, se non si è disposti a sacrificarsi, meglio rinunciare.

Nel mio laboratorio di riciclo PC obsoleti, ho proposto a delle scuole un progetto di alternanza. I ragazzi vengono da noi e imparano a riparare e ricondizionare i PC, oltre a studiare materie come etica e filosofia e fare volontariato. Il nostro progetto vuole contribuire a formare cittadini migliori che contribuiscano a costruire un nuovo modello di comunità. In questa esperienza mi rendo conto che proporre alternanza non è semplice, ma è sicuramente un’attività ricca per loro e per me. La loro energia, le loro idee e gli spunti spingono noi a rivedere come facciamo le cose, mentre la nostra esperienza condivisa con loro li può aiutare a considerare altre strade o alternative a cui fino ad oggi non avevano pensato.

Cosa manca quindi per fare dell’alternanza un vero valore per tutti?
Organizzazione: moderna, efficace ed efficiente.
Controlli: non solo sulle firme che mettono i ragazzi per ottenere il “bonus” che altrimenti gli impedirebbe di diplomarsi, ma sui progetti. Che siano davvero ciò che serve e che vengano svolti secondo ciò che è stato concordato.
Comunicazione: snella, veloce, efficiente, non tramite lungaggini burocratiche che a fronte di un problema fanno terminare il progetto senza che i ragazzi possano averne soluzione o beneficio.
Selezione: dei progetti, delle imprese, degli enti che possano fornire ai ragazzi strumenti, attività e valore alla loro portata e secondo standard adeguati.

Non cancelliamo ciò che c’è di buono, ma urgentemente miglioriamo ciò che ha valore.

My2cent.