Mercoledì, 25 Agosto 2021 09:30

Obsolescenza tecnologica, un male che viene da lontano.

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Usiamo definizioni prese qua e là per definire l'obsolescenza tecnologica:

  • WIKIPEDIA: (https://it.wikipedia.org/wiki/Obsolescenza_programmata) l'obsolescenza programmata o pianificata in economia industriale è una strategia volta a definire il ciclo vitale di un prodotto in modo da limitarne la durata a un periodo prefissato. Il prodotto diventa così inservibile dopo un certo tempo, oppure diventa semplicemente obsoleto agli occhi del consumatore in confronto a nuovi modelli che appaiono più moderni, sebbene siano poco o per nulla migliori dal punto di vista funzionale.
  • OBSOLESCENZA PROGRAMMATA: (https://obsolescenzaprogrammata.it/) definiscono 3 tipi di obsolescenza: tecnica, psicologica e pianificata.

Queste definizioni ci danno una visione complessa di cosa in realtà sia l'obsolescenza tecnologica, delle sue cause e dei possibili rimedi. Erroneamente pensiamo che sia un male dei nostri tempi, ma in realtà accompagna l'umanità da sempre. Pensiamo all'aratro tirato dall'uomo e poi sostituito dai buoi e infine il passaggio ai trattori, oppure ai mezzi di locomozione che pure hanno subito ingenti trasformazioni rendendo obsolete le precedenti (treni a vapore o poi mezzi elettrici, per esempio).

Allora, perché consideriamo l'obsolescenza pianificata come "un male da estirpare"? Perché alcuni intellettuali la definiscono "uno dei tre pilastri che sostengono la società dei consumi" (Serge Latouche - insieme alla Pubblicità e al Credito)?

Lo facciamo perché quel tipo di obsolescenza (definita "tecnica"), ineluttabile e anzi, auspicabile, è diversa da quella moderna nelle tempistiche e negli impatti che ha sul pianeta. Quel tipo di obsolescenza si può anche definire come "progresso": un cambio importante per gli essere umani, ne migliora la vita e rende obsoleto quello che esisteva prima. È una tecnologia che produce certamente scarti, ma con tempistiche più lente e con la possibilità di riutilizzo o di riciclo degli scarti stessi. Quella moderna invece è dettata da altre necessità, da altre spinte che si mascherano dietro un effimero e presunto miglioramento di vita, ma non sempre è reale, oppure se lo è, porta con sé un malessere per le risorse del pianeta che non possiamo più permetterci.

Vediamo quindi questa "moderna" obsolescenza che poco precisamente chiamiamo pianificata (potrebbe essere interessante anche approfondirne la storia).

La possiamo classificare su tre fronti:

  • tecnica: il naturale avanzamento della tecnologia che rende obsoleti i modelli precedenti e/o le scelte tecnologiche precedenti (per esempio: le videocassette prima dei CD e dei DVD)
  • psicologica: il bisogno di un cambio tecnologico indotto dalla pubblicità o dallo status sociale che il nuovo modello ci porta (per esempio: i nuovi modelli di telefonino che ci rendono "alla moda")
  • programmata: il cambio tecnologico è imposto dal design del prodotto fatto per durare solo un certo periodo di tempo e non di più. Intenzionale da parte delle aziende in fase di progettazione, nella scelta dei componenti e nello sviluppo dei software di controllo (per esempio: elettrodomestici che si rompono qualche mese dopo la scadenza della garanzia)

La modernità ha aggiunto a questi tipi di obsolescenza il fattore tempo: a metà del '900 per avere un modello nuovo di un elettrodomestico si potevano attendere anche 10 anni, oggi è meno di un anno.

Gli impatti di questi cambi così repentini sono sotto gli occhi di tutti (ma possiamo approfondire i dettagli qui):

  • 53,6 milioni di tonnellate di rifuti tecnologici al mondo nel solo 2019, con un trend di crescita di circa il 38%
  • riciclo insufficiente (solo il 17,4%) che pone il problema dell'inquinamento oltre alla perdita economica
  • consumo di risorse del pianeta (minerali, fossili, acqua e suolo) non più sostenibili

E' chiaro che noi consumatori siamo solo spettatori di fronte a questo tipo di obsolescenza "decisa a tavolino" e che soltanto la politica può limitarne gli eccessi, anche se a noi resta il grandissimo potere di scelta del produttore e la grande responsabilità di preoccuparci del riciclo del prodotto vetusto che ci appartiene.

Cosa possiamo fare? Riparare, riutilizzare e riciclare, ma soprattutto comprare scegliendo le aziende più virtuose.

 

 

 

FONTI:
Wikipedia
International Solid Waste Association
ONU University
Global e-waste monitor
Remedia
"Right to Repair" - norma EU