Resistere e combattere

Ho visitato "l'Orto Conviviale", la creatura realizzata da una coppia di cari amici che si autodefiniscono, insieme ad altri, #resistenzacontadina .

Il loro delizioso progetto è in realtà molto semplice, talmente semplice da essere considerato rivoluzionario: utilizzare il ritorno alla terra (lasciando lavori da colletti bianchi), al mestiere di contadino,  per portare un contributo alla propria comunità di riferimento (la zona vesuviana - provincia di Napoli e Salerno), una nuova forma di etica e di interpretazione della vita e del lavoro.

Sono accompagnati in questo cammino da tante altre persone, eroi ed eroine normali, di vita quotidiana. Ho passato con loro un fine settimana e abbiamo discusso a lungo del loro progetto, delle loro intenzioni e dei loro progetti futuri, quando li ho salutati (con non poco rincrescimento -  mannaggia al tempo tiranno...) nel mio viaggio di ritorno ho riflettuto.
 
Mi piaceva il loro hashtag #resistenzacontadina e me lo ripetevo di tanto in tanto provando ad applicare il loro modello su larga e piccola scala, cercando ispirazioni anche per la mia vita e il mio quotidiano.
 
Ho sempre amato la parola "resistenza", perchè trasmette una idea di forza, di caparbietà, di determinazione e  integrità. Chi resiste protegge, sopporta e si espone in prima persona. Chi resiste  lo fa per se stesso e per gli altri e quindi diventa un modello di riferimento.

Eppure, nei 240km che mi dividevano dal ritorno, qualcosa strideva. Seppure per me la "resistenza" ha un'accezione positiva, è comunque un termine che esprime passività. Resiste anche la  sabbia al mare o la montagna all'erosione. Lasciano che gli eventi gli passino sopra e restano immutati, resistendo appunto alla violenza delle onde o del vento.

Allora ho pensato che i miei amici non sono così. Non sono passivi. La loro azione quotidiana, non corrisponde affatto alla sabbia della spiaggia che sopporta pazientemente l'onda che
 prova a portarla via o, seppure grandi, non sono una montagna ferma esposta al vento o alle intemperie che resta sempre uguale a se stessa.

Loro sono attivi e vitali, come la loro terra, mai uguale a se stessa, pronta a dare vita, emozione, solennità anche al gesto più semplice del riempire una buca per coprire delle radici di alberi.
Nella loro "resistente" pazienza, nell'attesa dei frutti degli alberi dimenticati che abbiamo piantato insieme, combattono una guerra che appartiene a tutti noi. Non resistono soltanto. Sono resilienti, come li vuole la natura. E mentre attendono, combattono guerre di cultura, di etica, di rispetto dell'uomo e del territorio. Un territorio ferito dall'ignavia di tutti noi. Non lo fanno seduti comodi  su un divano dietro una tastiera, neanche devolvendo qualche euro a qualche progetto di beneficienza che lava tante tra le nostre coscienze.

Combattono con il lavoro silente di tutti i giorni, con la fatica di una schiena dolorante o con un maglione che "profuma" di letame. Li ho trovati stanchi, ma belli. Di una bellezza vitale, con occhi grandi che ti scrutano e ti osservano, fatta di gesti e parole autentiche, di condivisioni e di racconti veri, di orgoglio per un pozzo scavato a mano il secolo scorso e ancora funzionante a cui si deve la gratitudine di un raccolto.

Lo so che sembra retorica, che sembra una celebrazione o peggio mera pubblicità, invece è quanto di più autentico io abbia respirato negli ultimi mesi della mia vita. Le lacrime che mi hanno accolta e scaldata in un abbraccio di commiato, sono le stesse che ho versato per la commozione e per il privilegio di essere considerata amica di persone tanto normalmente speciali.

Volete visitare un posto magico e vero allo stesso tempo? Andateli a trovare. Vi accoglieranno con un sorriso stanco, ma soddisfatto e radioso. I doni della terra saranno l'occasione per fare quattro chiacchiere mai banali.

 Sono i miei amici, i #guerriericontadini .